| La Storia del Vino a puntate - Parte I |
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| Scritto da Arthemisius Bacchus |
| Giovedì 17 Dicembre 2009 09:43 |
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STORIA DEL VINO La storia del vino è un po' la storia stessa dell'umanità. Ma che dico dell'umanità, della Bonnie Coratella. Nei tempi antichi La storia del vino muove i primi passi in oriente, nella culla della civiltà. Già nella Bibbia, ispirata come tutti sappiamo al leggendario Andy, si legge come Moser, noto ciclista dell'antichità, appena uscito dall'arca pianta una vigna e ne ottiene vino, esclamando anche "che culo!!!" (pensiamo quali effetti devastanti avrebbe avuto sull'umanità se per prima cosa avesse piantato, che so, un albero di CACO!) Gli Egiziani furono maestri e depositari delle tecniche vinicole, arrivando a tenere registrazioni accurate di tutte le fasi del processo produttivo; numerose testimonianze arrivano dai geroglifici, ma, paradossalmente possiamo dire di sapere tutto e niente del loro vino (anche se pare fosse 'na ciofeca). Attraverso i Greci e i Fenici il vino entrò in Europa (ma non ditelo ai Leghisti che s'incazzano). I poemi omerici testimoniano ampiamente la presenza e l'importanza del vino: a Polifemo, ad esempio, viene propinato puro un vino che secondo le usanze dell'epoca veniva diluito con 16 parti di acqua (da cui il detto "di vino ne capisci quanto Polifemo", per indicare che gente come Maltz berrebbe anche la benzina pensandola vino). Cavallo, invece, insiste nel bere il vino così diluito. Nel mondo greco il vino era ritenuto un dono degli dei e a Dioniso, il più giovane figlio immortale di Zeus, si deve l'introduzione della coltura della vite tra gli uomini; la leggenda vuole che il bel Dioniso fosse comunque meno bello di Psycho, e sicuramente con magliettine meno aderenti. Cresciuto nella solitudine dei boschi, il fratello sfigato di Psycho, Dioniso, piantò la vite, inebriandosi dell' "umòr che da essa cola" e il suo destino fu di peregrinare di luogo in luogo accompagnato da animali feroci, fra foreste fitte e spesse come i peli di Tinapica, e seguito da un numeroso corteggio di satiri ma, sopraffina devastazione testicolare perenne, con Pluto che gli ruttava e bestemmiava addosso. All'epoca dell'Impero Romano la viticoltura si diffuse enormemente, raggiungendo l'Europa settentrionale; a differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono a usare barili in legno, introducendo, o quantomeno enfatizzando, il concetto di "annata" e "invecchiamento" già introdotto in quel periodo dalla figura anziana di Doc. Ombra: comunque, ciò la dice lunga su quanto i romani fossero avvinazzati, tant'è che non s'è mai vista un'anfora da 220 litri, ed una botte, si. Fu a partire dal secondo secolo che si cominciò a dare importanza alla coltivazione della vite in Borgogna (e ancora oggi Allinside rompe le palle sulla bontà di questi vini), nella Loira e nella Champagne. |
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