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Consigli più o meno inutili su selezioni di vini pregiati e tavernelli a cura di Allblack e Amleto..... ma anche no.






La Storia del Vino - Ultima puntata PDF Stampa
Scritto da Arthemisius Bacchus   
Giovedì 07 Gennaio 2010 13:57
La situazione in Italia

Nel nostro paese si è sempre pensato di saper fare il vino meglio degli altri: noi non sappiamo se sia vero, ma pensiamo di saperne bere in quantità industriale. Senza dubbio l'Italia è un paese straordinariamente vocato alla viticoltura (non dimentichiamo che i Greci la chiamavano Enotria, terra del vino).

Pesano come un macigno le parole di quel viticoltore francese che negli anni '50 disse al grande Veronelli: "Voi da uve d'oro fate vini d'argento, noi da uve d'argento facciamo vini d'oro". Allblack, all'epoca già anziano, gli rispose: "si ma quello che mi bevo io in una cena coratella, tu non ci riesci neanche in mese". Ricky, ripensando a quest'episodio, ha coniato la sua teoria: "io me ne fotto e bevo campari!!!"

Purtroppo tutti quanti avevano ragione.

Da alcuni anni per fortuna qualcosa sta cambiando. Sempre più aziende cominciano a lavorare sulla qualità, sulla bassa resa per ettaro e sull'applicazione di criteri scientifici in fase di vinificazione, mentre alcuni consumatori Coratelliani puntano sull'applicazione di criteri scientifici in fase di ingurgitamento.

Non ultimo il marketing legato al vino è sempre più diffuso, e si moltiplicano le pubblicazioni che ne danno risalto e spazio – così Demon può diversificare le vendite smettendola di smerciare soltanto ignobili giornaletti pornografici di scarsa fattura -.


Il resto della storia...sta nelle vostre panze!!!


 
La Storia del Vino - III Parte PDF Stampa
Scritto da Arthemisius Bacchus   
Lunedì 28 Dicembre 2009 11:12

Gli ultimi secoli

Gli ultimi secoli della nostra era sono stati testimoni di uno sviluppo straordinario delle tecniche vitivinicole. L'arrivo della cioccolata dall'America, del tè dalla Cina, del caffè dall'Arabia e la diffusione di birra e distillati nel XVII secolo, nonché la pignoleria di Amleto che spaccava le balle su quanto fosse "bono solo per i gerani", resero la vita difficile al vino, che perse il primato di unica bevanda sicura e conservabile.

Questo ha spinto i produttori a cercare la migliore qualità per competere con i nuovi arrivati, arrivando a confezionare bottiglie di particolare pregio e con etichette che neppure Morris saprebbe disegnare.

Nella Champagne si cominciò a parlare di un monaco benedettino, Dom Perignon, famoso per il suo perfezionismo quasi maniacale e per il suo straordinario vino e, ancor più, per la sua grande amicizia con l'agente 007. Molti non sanno che l'obiettivo di Dom Perignon era quello di ottenere un vino perfettamente fermo, ma i suoi sforzi erano frustrati da un clima e da un terreno che facevano inesorabilmente rifermentare il vino nelle bottiglie rendendolo spumeggiante. Quando creò lo champagne, riecheggiò ancora una volta nella storia del vino, il motto di Moser: "che culo!!!". Lo stesso procedimento lo possiamo constatare in Teto che nel vino ci è caduto da piccolo, e, da allora, il suo intestino rifermenta rendendolo spumeggiante, nonostante gli impietosi tentativi del fiero Piero, Cognato Indiano, di tapparlo con grandi e invasivi pezzi di sughero.

Nel XVIII secolo si consolidò la tendenza a produrre vini più intensi, scuri e fermentati a lungo. Cominciò ad affermarsi in questo contest - grazie soprattutto agli intrugli di precursori farmacisti di Ubik - il Porto come straordinario vino da lungo invecchiamento.

Intanto i castellani - razza paragnosta di cui Morpheus è eccelso rappresentante- dei grandi Chateau di Bordeaux continuavano a produrre vini di pregio per i loro migliori clienti, gli inglesi, che non hanno mai potuto contare su una produzione locale di quantità e di qualità (motivo che, sostanzialmente, spinse questi ultimi a progettare e costruire il Bonneville).

Il XIX secolo ha vissuto la massima euforia vitivinicola. L'economia nazionale di molti paesi si basava sulla produzione di vino. Ma prima della fine del secolo, doveva abbattersi il grande flagello della filossera, un parassita che colpisce le radici della vite europea e, ancor oggi, le mutande di Pinuccio. Quasi tutti i vigneti d'Europa andarono distrutti o furono gravemente danneggiati (e per Pinuccio non è andata certo meglio). La soluzione, non certo indolore, fu quella di ripartire da zero innestando la vite europea sulla radice americana immune alla filossera.
Per il nostro Uomo dai Tre Cilindri, invece, come ben sappiamo, non c'e' stato niente da fare.

La rivoluzione industriale ha cambiato, negli ultimi decenni, il mondo del vino, creando però anche spaventosi mostri come l'Ing. Wolverine.

Grazie alle tecniche di refrigerazione dei vasi vinari - introdotte dal Campione del Mondo di refrigerazione dei vasi vinari a coppie, tenutasi a Viserbella, Gigione il Sburone - paesi caldi come la California e l'Australia hanno cominciato a produrre vini eccellenti, grazie anche a uve di eccezionale qualità.

In Veneto se ne sono sempre sbattuti della qualità, e Ziokurta lo si trova da tempo immemore sfatto di Clinto, sebbene di questo ne sia vietata la produzione e la commercializzazione.



Nella prossima puntata: La situazione in Italia.

 
La Storia del Vino - II parte PDF Stampa
Scritto da Arthemisius Bacchus   
Lunedì 21 Dicembre 2009 10:59
Nel Medioevo

Nei secoli bui del Medioevo i Benedettini, diffusi in tutta Europa, erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato che ne facevano (tant'è che furono anche comunemente chiamati "Benedettini Coratelli").

Quando l' ex monaco benedettino Bernardo, - fratello della notissima Dama a cui la Coratella è votata e devota - , fondò nel 1112 l'ordine dei Cistercensi, fu dato ulteriore impulso al tentativo di produrre vini di alta qualità specialmente in Borgogna, obiettivo alimentato anche dalla forte competizione tra le abazie. Ironman, appresa la lezione e per palese vocazione etilica, si è fatto cistercidere, ma non ha ancora capito cosa gli sia accaduto: tuttavia mantiene ancor oggi il taglio di capelli detto "cisterciso".

A Carlo Magno re dei Franchi – per inciso, pare su dettatura illuminata del Comandante che, in quanto tale, sa sempre tutto, sennò che fetenzia di Comandante sarebbe – si devono le regole della vinificazione raccolte nel suo celeberrimo "Capitolare", scopiazzato, pare, dall'originario Statuto della Bonnie Coratella.

Intanto Bordeaux è dominata da interessi commerciali con l'Inghilterra, sempre più interessata al suo claret o chiaretto. Questo legame vinicolo tra Francia e Inghilterra, è destinato a durare nei secoli (e non a caso, ancor oggi, si riescono a vedere personaggi amanti delle classiche Triumph decisamente e abbondantemente avvinazzati).


Nella prossima puntata: Gli ultimi secoli.

 


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